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L’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è un’imposta indiretta e determina il valore aggiunto che un bene o servizio acquisisce durante la sua produzione e commercializzazione.

Il meccanismo è tale che nella catena di produzione e scambio di beni o servizi tutti i soggetti anticipano l’ammontare IVA ma lo recuperano addebitandolo ai propri clienti.

Sono quindi i consumatori finali gli unici a pagare realmente l’IVA.

La normativa prevede oggi varie aliquote IVA che variano dal 4% al 10% al 22%, salvo eventuali aumenti decisi dal governo. Questa aliquota incide soprattutto sul prezzo finale al consumatore rendendo più o meno costosi i prodotti.

Un prodotto che ha un’Iva del 4% costa al consumatore, a parità di prezzo di partenza, meno di un altro prodotto che ha Iva al 10% o al 22%.

Facciamo l’esempio del “latte” di origine vegetale prodotto con mandorle, soia, nocciole, avena e tanti altri tipi di frutta secca o chicchi vegetali. Oggi questo prodotto sopporta un’Iva del 22% al pari di un prodotto di lusso.

Nel tempo sono state presentate diverse proposte di legge o petizioni con le quali si è richiesta un’aliquota Iva più bassa, del 4%, come il latte vaccino, o al massimo del 5% in virtù del fatto che il “latte” di origine vegetale non sia un bene di lusso ma un prodotto che tantissimi consumatori acquistano ormai giornalmente per motivi salutistici, ambientali o etici.

Ma i vari governi che si sono succeduti hanno sempre fatto orecchie da mercante. Probabilmente per mantenere lo status quo nonostante tutti i prodotti di origine 100% vegetale, non solo alimentari ma anche del comparto manifatturiero e del riciclo vegetale dovrebbero avere l’aliquota Iva più bassa in assoluto poiché contribuiscono in maniera rilevante alla salute del pianeta e delle persone.

Abbiamo letto in questo precedente articolo che ogni processo di produzione ha un diverso impatto sul pianeta in termini di consumi di risorse (acqua, suolo, energia) e questo, secondo noi, è fondamentale per stabilire il prezzo finale di un prodotto. Un prodotto che ha un maggiore impatto ambientale può far male alla nostra salute poiché inquina di più e questo peggiora la qualità dell’aria che respiriamo, del suolo che coltiviamo, dell’acqua che beviamo, come abbiamo già scritto qui

Questo si traduce in un maggiore impatto sulla spesa sanitaria che viene suddivisa tra tutti i cittadini.

Per rimanere sull’esempio del “latte” vegetale, uno studio della Tesco e della Carbon Footprint ha evidenziato che per avere un litro di latte vaccino si producono ben 2 kg. di CO2 (anidride carbonica) mentre per avere un litro di latte di soia se ne producono circa 100 grammi. Quindi ben il 95% in meno!

 

 

Per semplificare, meno CO2 produce meno riscaldamento globale, meno inquinamento, meno innalzamento dei mari (pensate che determinate regioni del pianeta, come le Maldive o la nostra Venezia, potrebbero sparire per sempre), meno desertificazione, meno scarsità di acqua e meno migrazioni climatiche.

Il contrario di tutto questo è vivere in un pianeta PIU’ verde, PIU’ ricco di acqua, PIU’ sano, PIU’ accogliente e PIU’ giusto per tutti. Francamente non ci sembra poco, anzi riteniamo che l’attenzione a tutto ciò sia l’unica cosa intelligente che ci resti da fare, come diversi studi hanno già evidenziato.

Per fare un esempio, un recente studio di Greenpeace ha rilevato che ben il 63% delle terre coltivabili in Europa invece che essere coltivate per produrre cibo per le persone, sono coltivate a foraggio per gli animali da allevamento. Se a questo aggiungiamo che per avere 1 solo kg. di carne di manzo occorre che l’animale mangi 15 kg. di cereali e si consumino 20.000 litri di acqua possiamo renderci conto che il rapporto di conversione proteina vegetale/proteina animale non è affatto efficace perché inquiniamo e sfruttiamo più risorse per avere meno vantaggi.

Parlando in termini economici è diventato antieconomico produrre cibo o manufatti di derivazione animale tanto è vero che i governi sono sempre più costretti ogni anno ad aiutare le aziende dell’allevamento in crisi con stanziamenti milionari a fondo perduto. Milioni che paghiamo tutti noi.

Ogni tipo di produzione 100% vegetale dovrebbe essere premiata e incentivata e quindi soggetta all’aliquota IVA più bassa in assoluto.

Chiediamo troppo? No, in realtà è il metodo di produzione odierno che non è più adeguato ai tempi che stiamo vivendo e questo ci impone di fare scelte importanti e necessarie per il bene del nostro pianeta e delle generazioni future.

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