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Elezioni europee 2019 trionfano i Verdi in quasi tutta l’Europa

 

Ottimo risultato dei Partiti Verdi che guadagnano il 20,7% in Germania, raddoppiando i consensi, e il 12% in Francia diventando rispettivamente secondo e terzo partito nei propri Paesi.

“Grazie a tutti quelli che ci hanno dato fiducia”, ha detto raggiante la candidata di punta dei Verdi europei, la tedesca Ska Keller, in una conferenza stampa organizzata al Parlamento europeo. “E’ una grande festa, ma anche una grande responsabilità tradurre in azione quello che la gente ci ha chiesto, come la protezione del pianeta e la lotta per le libertà civili”.

“Adesso cambiamo insieme questa Europa”, ha ringraziato commossa la co-leader Annalena Baerbock, secondo cui i tedeschi si sono espressi “per la protezione del clima, per la democrazia, contro il populismo e per i diritti dell’uomo”.

I Verdi sono ormai la principale forza di opposizione in Germania, nettamente avanti rispetto ai socialdemocratici.

 

 

JADOT, “NATA ONDA VERDE EUROPEA”

Grazie al buon risultato degli ecologisti anche in Germania e Belgio, è nata “un’onda verde europea”. Lo ha rivendicato il leader di Europa Ecologia – I Verdi, Yannick Jadot, commentando il buon risultato del suo partito in Francia, arrivato terzo. “Anche i francesi vogliono che l’ecologia sia al cuore della nostra vita, noi vogliamo che l’ecologia diventi la forza che fa evolvere la nostra società”, ha detto.

 

L’effetto Greta Thunberg si è fatto sentire anche nel resto d’Europa e i Verdi Europei passano quindi da 52 seggi a 69

 

Anche in Irlanda i Verdi sono andati molto bene salendo al 15%. Bene anche in Gran Bretagna 11,6%, Austria 13%, Belgio 15%, Finlandia 14,5%

 

Greta Thunberg ha lanciato il movimento Fridays For Future

 

Una crescita esponenziale che ha manifestato la voglia di cambiamento soprattutto dei giovani, rappresentati dal motto Fridays For Future e che in questi ultimi mesi hanno riempito le piazze di tutto il mondo chiedendo ai propri governanti politiche più verdi e rispettose dell’ambiente per ridurre il cambiamento climatico, disastrosa conseguenza delle politiche commerciali mondiali.

A questo punto, con gli Stati Uniti guidati dal negazionista Trump, la Cina indifferente ai cambiamenti climatici e disposta a tutto per aumentare la propria crescita industriale, solo l’Europa sembra in grado di poter fare propria questa missione.

 

E in Italia?

 

I Verdi in Italia si sono purtroppo fermati ad un triste 2,29% non conquistando neanche un seggio. Rimangono quindi in testa i partiti molto poco ambientalisti della Lega, del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.

Un risultato prevedibile alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi durante i quali la Regione Lombardia ha bocciato l’ordine del giorno, presentato da Michele Usuelli di Più Europa, con il quale si chiedeva di utilizzare i fondi europei non ancora investiti per convertire gli allevamenti intensivi in attività più eco-sostenibili ed eticamente accettabili.

L’ordine del giorno a firma del consigliere Usuelli riguardava la destinazione dei fondi strutturali europei non programmati, per iniziative di contrasto alle emissioni dei gas inquinanti e climalteranti che derivano dall’industria della carne. In particolare, come si legge nell’odg di Usuelli, la regione Lombardia, tra il 2014 e il 2020, è beneficiaria di 1941 milioni di euro da destinare a undici obiettivi, di cui tre sono ‘azioni per il clima’, ovvero politiche che portino a una transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

La proposta del consigliere di Più Europa era di utilizzare i fondi europei per finanziare la conversione delle industrie di cibi animali, soprattutto quelle intensive, in attività per la produzione di alimenti locali ed ecologici che abbiano un impatto ambientale inferiore.

 

L’Italia non firma il Patto per l’Ambiente europeo

 

L’Italia non figura inoltre tra gli otto Stati firmatari di un documento per l’azzeramento – entro il 2050 – delle emissioni di gas serra in tutta Europa, documento che aveva firmato invece lo scorso novembre. Hanno firmato Belgio, Francia, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia.

Questo nonostante il ministro dell’Ambiente Sergio Costa abbia rilasciato tempo fa queste dichiarazioni

 

 

Cosa è accaduto nel frattempo?

 

Il documento è intitolato “Un Paese pulito per tutti”, e chiede all’Ue un impegno comune per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050. Il documento, ottenuto e diffuso dal quotidiano britannico The Indipendent chiede inoltre di potenziare i contributi dei singoli paesi membri.

L’obiettivo comune è quello di impedire l’aumento della temperatura oltre i 2 gradi centigradi in più rispetto agli anni ’90, considerato il punto limite oltre il quale si avranno effetti catastrofici sull’ambiente mondiale, così come previsto dall’accordo sul clima di Parigi.

Il governo italiano non ha rilasciato dichiarazioni sulla scelta di non aderire a questo patto, una decisione irrispettosa soprattutto dei giovani che stanno lottando per avere un futuro migliore.

 

 

 

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